Lui & Lei
Ossessione
Impalatore74
17.04.2026 |
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"Elena sentiva la ruvidità della corteccia graffiarle la pelle nuda delle natiche, un dolore che si fondeva con il piacere crescente, un fuoco liquido che le risaliva lungo la spina dorsale..."
Il messaggio era una notifica asettica, un impulso elettrico che vibrava sul comodino con la precisione di un bisturi. *“Sono qui. Vediamoci.”* Vittorio lo fissò finché le pupille non si abituarono al chiarore accecante dello schermo. Dodici mesi erano stati un’astrazione, un tentativo fallito di chirurgia emotiva.Quando la vide comparire all'angolo della strada, Elena non era un ricordo, ma una massa fisica che alterava la pressione atmosferica. Indossava un cappotto scuro che nascondeva un’impazienza viscerale. Non ci furono saluti, né l’ipocrisia delle domande di rito. Si guardarono e il mondo intorno, con i suoi passanti distratti e il rumore dei motori, svanì in una sgranatura grigia.
Lui le afferrò il polso, sentendo il battito accelerato sotto la pelle sottile, e la spinse nel cuore d'ombra di un fratto selvatico, dove la terra era umida e l'odore del muschio si mescolava a quello della cenere.
Appena furono coperti dal groviglio dei rami, la schiacciò contro la corteccia rugosa di un leccio. Le loro bocche si cercarono con una ferocia animale, un urto di denti e lingue che sapeva di ferro e fame arretrata. Vittorio le sollevò la gonna con gesti rapidi, decisi, le mani che risalivano le cosce gelide fino a trovare il calore umido e pulsante che lo attendeva. Le dita affondarono nella seta bagnata delle sue mutandine, lacerandole con una pressione metodica.
Elena inarcò la schiena, la nuca premuta contro il legno infido, ed emise un gemito strozzato quando lui la penetrò con un colpo secco, senza preamboli. Fu un’invasione totale. Lei gli circondò i fianchi con le gambe, incastrandolo a sé, mentre il rumore dei loro corpi che sbattevano l'uno contro l'altro rimbombava nel silenzio del sottobosco.
Vittorio la possedeva con una cadenza brutale, gli occhi fissi nei suoi, guardandola dissolversi in quella sottomissione volontaria che era l'unica forma di verità rimasta. Il rischio di essere visti — una sagoma scura tra le foglie per chiunque passasse a pochi metri — elettrificava ogni spinta. Elena sentiva la ruvidità della corteccia graffiarle la pelle nuda delle natiche, un dolore che si fondeva con il piacere crescente, un fuoco liquido che le risaliva lungo la spina dorsale.
L’orgasmo la travolse come una scossa elettrica, violenta e priva di grazia. Il suo ventre si contrasse in spasmi ritmici, serrandosi attorno a lui con una forza disperata, mentre un grido le moriva in gola, soffocato dal morso che Vittorio le inflisse sulla spalla. Lui la seguì un istante dopo, irrigidendosi contro di lei, svuotandosi con una tensione che sembrava volerle spezzare le ossa.
Il ritorno alla realtà fu una dissezione.
Senza una parola, Vittorio si ritrasse. Il freddo dell'aria colpì i loro corpi sudati, separandoli bruscamente. Lui si sistemò i pantaloni con una calma burocratica, lo sguardo già altrove. Elena si ricompose, lisciando le pieghe del cappotto e scuotendo via i frammenti di foglie secche dai capelli. Non c'era traccia di vergogna, solo il vuoto che segue ogni rito necessario.
Si incamminarono in direzioni opposte, rientrando nel flusso della folla come se nulla fosse accaduto. Ma sotto i vestiti in ordine, il calore del seme di lui e il profumo acido di lei rimanevano incollati alla pelle, un marchio invisibile che li avrebbe tenuti prigionieri della stessa ossessione, ancora per un altro anno.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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